“Double Doubt” di Zhirvi Hirvi
Poi ci sono esposizioni come “Double Doubt” di Zhirvi Hirvi, che nel metaverso difficilmente ti aspetti. In un mondo virtuale dove tutto è immagine, Zhirvi lancia una “provocazione” con la “non immagine”, lasciando perplessi gli spettatori alla ricerca di emozioni visive.
Come si legge sulla locandina, si tratta di 44 immagini generate dal programma “Mail” in ambiente Apple, che interpreta la posta indesiderata, modificandone automaticamente l’aspetto. Mail sostituisce le immagini con punti interrogativi, cambia i caratteri dei testi, sposta le posizioni reciproche degli elementi, modifica gli sfondi, generando delle configurazioni ambigue e stranianti che poco conservano del messaggio originale e del suo intento. Gli scatti, presi a schermo sulle immagini così prodotte automaticamente, sono stati ripuliti parzialmente dai testi, in maniera necessaria e sufficiente da eleiminare ogni residuo riferimento al contenuto originario e successivamente ricampionati in quadrati da 1000 x 1000 px in bicubica.
Il risultato è un insieme di frasi, di messaggi mentali che restano in ciò che avanza della memoria e che sembrano non avere un senso, ma che agiscono come i messaggi subliminali della pubblicità.
Ritrovo in questo “non senso” una frase del mio primo libro “Maschi virtuali” (Apogeo 1998) che diceva: Quando cerchi qualcosa in Internet trovi sempre qualcos’altro. All’epoca le autostrade della rete non erano trafficate come oggi, tuttavia si preannunciava l’incombente diluvio d’informazioni, attraverso il quale le nostre certezze rischiano giorno per giorno di diventare delle incognite.
Quel punto interrogativo che si sostituisce a un’immagine non visualizzata correttamente racconta il vivere quotidiano di chi abita la rete, che da grande metafora del cervello umano rappresenta ormai il nostro futuro. Un futuro che non si può prevedere, ma che ognuno di noi può costruire, quale sia l’incertezza che ci attanaglia o l’impedimento tangibile. Nella pluralità delle appartenenze, la nostra identità manifesta le sue molteplicità e noi non sappiamo quale sfaccettatura tra pochi minuti o domani andremo a mettere online. Ma se in quel momento ne saremo consapevoli, sapremo decidere cosa tenere e cosa buttare. Proprio come ha fatto Zhirvi Hirvi nella sua geniale installazione.
SLurl: http://maps.secondlife.com/secondlife/Crimson%20Isle/75/39/138








“Maschio virtuale” a chi? .. … non mi conosci baby .. tzk tzk