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Blue Tsuki: l’emozione in un TP
Poi ci sono quelle installazioni che appena ci entri dentro ti emozioni con lacrime vere.
E’ accaduto quando ho visto l’opera di Blue Tsuki, un artista che, utilizzando pochi oggetti e un preludio di attesa, riesce a comunicare sentimenti profondi come la malinconia, il rimpianto, l’angoscia della perdita.
Si accede all’installazione camminando in un lungo viale di cipressi, trafitto qua e là da alcuni banchi di nebbia. In fondo al viale si scorge un edificio e s’intuisce che potrebbe trattarsi di una tomba o di un mausoleo.
Arrivati all’interno ci si lascia cadere in profondità e si comincia il percorso in un corridoio composto da letti.
Delle musiche sommesse avvolgono lo spettatore che, tramite il suo avatar, si siede su ogni sedia accanto ai letti, diventando protagonista di quel teatro del dolore. Su ogni letto un’icona, un oggetto o un video, rappresentano l’entità trapassata: un genitore, un amico, un parente forse mai conosciuto; ma anche un cane, una barca affondata, delle rose. Ricordi offuscati come un campo di battaglia, mani intrecciate, mani che lievitano come un grido proveniente da chissà quale strage.
Mediante delle “pose” costruite dall’artista, l’avatar assume posizioni che manifestano sentimenti malinconici e tristi, e tanta è la corrispondenza dei movimenti che l’avatar sembra diventare quasi umano.
Coni di luce in movimento, puntati sugli oggetti nei letti, creano una suggestione esoterica che sembra mettere in contatto l’avatar con l’entità che ci ha lasciati.
Una sfera di luce sullo sfondo fa infine da polo d’attrazione, ed è inevitabile avvicinarsi e cercare d’entrarci.
All’interno tante piccole seggioline di luce galleggiano nella luce, a rappresentare un percorso ormai compiuto in essa. La sensazione finale è di grande sollievo, una serenità a cui è possibile approdare solo tramite l’accettazione del distacco, della morte come passaggio dal buio alla luce.
SLURL: http://slurl.com/secondlife/PiRats%20Art%20Network/208/205/1500
Second Life: Anna’s Many Murders
A volte succede di trascurare un blog non perchè non c’è niente da dire, ma perchè c’è troppo da fare: il lavoro che ti assorbe più del solito, nuovi progetti da cucire, nuovi studi ed esperimenti tecnologici .
Per tornare a scriverci è necessaria allora un’emozione forte e ieri è arrivata, nella lunga pausa di un rendering infinito di un video in montaggio.
Così, per ammazzare il tempo, sono entrata in Second Life e qualcuno m’ha ricordato che c’era l’opening di “Anna’s Many Murders”, la nuova installazione di Bryn Oh.
Bryn è un’artista che sa raccontare storie emozionanti, a volte malinconiche ma vibranti; ed è capace di sfruttare al meglio la natura di Second Life per far entrare il visitatore nella profondità tridimensionale delle emozioni.
Rispetto alle sue precedenti installazioni, quest’ultima, più inquietante, con pennellate di “umorismo blu”, come lo definisce (perchè forse è qualche tono sotto il nero), è straordinariamente interattiva. Per cominciare Bryn ha creato un windlight, un cielo apposito per visitare il luogo della storia, che viene distribuito nella notecard all’ingresso. Dopo il primo giro di visita rispettando le regole dettate dall’artista, ho voluto provare altri cieli, ma tra le centinaia a disposizione nel viewer non ce n’era uno che fosse tanto perfetto come quello da lei creato. Poi le luci, che illuminano la scena come riflettori teatrali; e i suoni, che cambiano ad ogni quadro del percorso, aiutandoti ad entrare nell’opera con crescente suggestione.
Oltre al percorso narrativo, ciò che amo di Bryn sono le minuziosità su cui si sofferma. I piccoli dettagli degli oggetti che t’induce a scovare e che diventano impagabili sorprese, dilatando l’incanto che trasmette l’opera.
Un’opera che va vissuta e che consiglio a tutti di visitare.
http://www.slurl.com/secondlife/Bryn%20Oh/217/161/200







