Più di un Blog
Cultura, tecnologia, mondi virtuali, arte, in questo blog che da 5 anni raduna gli innovatori alla Fiera Nazionale della Piccola e Media Editoria "Più libri più liberi", al Palacongressi di Roma EUR. A cura di Marina Bellini PiuBlog
ottobre: 2014
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“Amelia is missing” alla ricerca del suo sé

Quando vedo un’installazione d’arte nei mondi virtuali e il giorno dopo ce l’ho ancora negli occhi sento l’impulso di condividerla sul blog.
“Amelia is missing” si trova al LEA 22, nel territorio della Linden Lab dedicato alle sperimentazioni artistiche. Fra tanta paccottiglia senza senso, o con un senso incompiuto, ad esclusione dei soliti BIG che sanno sempre ciò che fanno, un percorso nuovo, ragionato e armonico si distingue facilmente. Sono convinta che non serva un talento tecnico esorbitante per costruire qualcosa di buono in Second Life, se sotto ciò che appare si scorge molto di più.
Vedendo questa installazione, si scopre subito come Seraph Kegel, autrice dell’opera, coadiuvata da Marissa Urqhart per la costruzione di certi oggetti, sia capace di disegnare con la matita reale ed abbia il senso del colore, della luce e delle prospettive. L’armonia dei luoghi si percepisce immediatamente e i suoi intenti narrativi arrivano diritti al cuore.
Un filo di lana, come quello di Arianna nel labirinto, è la traccia su cui camminiamo alla ricerca di Amelia, che si è persa cercando di capire il suo vero sé. Consapevole di essere una persona dietro un avatar, deve decidere se la persona reale sia più o meno reale della sua controparte virtuale.
Le idee che ci rendono persone, le pareti che poniamo tra noi e gli altri, le maschere che indossiamo ogni giorno – ci suggerisce “Amelia” – possono somigliare a quelle di una figura fatta di cartone che riesce tuttavia ad avere una vita propria.
Così come è difficile riuscire a vedere quello che effettivamente c’è in una persona, allo stesso modo non è possibile vedere completamente ciò che c’è in un’immagine. Perciò – ella si chiede – come possiamo pensare che la persona sia più reale dell’immagine virtuale, dal momento che essa vive libera dalle inibizioni della reltà?

Questo è un argomento su cui abbiamo dialogato per anni, scritto libri, discusso in convegni. Ma non ci era mai capitato di vederlo proposto tramite un racconto in 3D.
Da non perdere.

SLurl: http://maps.secondlife.com/secondlife/LEA22/226/31/22



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Il mondo marino di Nexuno Thespian

Mentre circola la notizia che in un fiordo dell’Islanda si sta verificando una raccapricciante moria di pesci, attribuita alla mancanza d’ossigeno nelle acque, una nuova vita marina, creata da Nexuno Thespian, sta pullulando nelle acque virtuali del LEA in Second Life.
Appassionato di fantascienza, l’artista s’ispira al romanzo di H.G. Wells “L’isola del dottor Moreau”, rappresentando creature marine simili al risultato degli esperimenti di Moreau. Ma la sua installazione, priva di angoscianti visioni, evoca ben altro rispetto alla sua intenzione fantascientifica. Immersi in un mondo 3D in continuo movimento, come ci si trovasse realmente in un misterioso abisso, si ha subito la sensazione di essere stati risucchiati nella mitologia marina, da cui è possibile regredire con la mente fino all’origine del mondo. Il baluginio delle acque accompagna lo spettatore nella sua esplorazione, durante la quale non si può fare a meno di notare come le figure sculpt create dall’artista riescano a fondersi con texture trasparenti di luce e colore che, nell’insieme, regalano all’occhio una visione pittorica. Stupore e meraviglia ci fanno fluttuare nel mondo marino, fino ad arrivare all’incontro con il Minotauro nel suo labirinto. Tuttavia sia mostruosità marine che sotterranee non riescono a turbarci, ma sono in grado di regalare una sensazione di pace interiore.
Nexuno Thespian nella vita reale fa l’infermiere in un ospedale, ma dopo questa sua ultima installazione possiamo affermare che mediante la sua arte 3D è capace di lenire anche le inquietudini dell’animo.

SLurl: http://slurl.com/secondlife/LEA6/104/15/22


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SUSSURRI E GRIDA: l’installazione di Nino Vichan al LEA in SL

Sussurri e grida” è il titolo di un film di Ingmar Bergman, scritto e diretto nel 1972, ma a prima vista sembrerebbe non esserci analogia tra il film e l’installazione che lo scenografo americano Nino Vichan propone al LEA28. Chi studiava scenografia in italia negli anni ’70 si nutriva di “pane e Bergman”, un regista il cui linguaggio cinematografico sapeva comunicare gli enigmi dell’esistenza umana, con una composizione dell’immagine che andava oltre la visione oggettiva delle cose. Chissà se anche in America Ingmar Bergman era obbligo di studio per i giovani scenografi?
In questa installazione, in cui Nino Vichan rappresenta il “Macbeth” e “Il mercante di venezia”, c’è qualcosa di più che una semplice rappresentazione scenografica. L’autore ci parla di distopia come declino della civiltà in cui viviamo e afferma come il potere della creazione artistica sia insopprimibile rispetto ai mali del mondo attuale, tant’è vero che le opere di Shakespeare sopravvivono ancora a qualunque catastrofe storica o culturale.
Ed ecco come i piani inclinati degli elementi architettonici costruiti dallo scenografo sembrano rappresentare, proprio come in Bergman, il precario equilibrio della società, dove ogni cosa è in bilico ad eccezione dell’Opera, che viene raccontata musicalmente e tramite degli script i quali, durante il percorso, porgono dei frammenti di testo.
Nell’insieme tutta l’installazione è grandiosa, anche se non ho capito come mai l’artista faccia uso del full-bright (che uccide gli oggetti) su alcuni elementi scenografici dove potrebbe farne a meno. Forse per creare dei punti luminosi? Non ne ha bisogno. La sua pittorica architettura prende da sè luci ed ombre come Second Life predispone, tanto più che i volumi di tutta l’opera sono disposti con eccezionale maestria.

Qui sotto alcune immagini della sezione dedicata a “Il Mercante di Venezia”.
SLurl: http://maps.secondlife.com/secondlife/LEA28/136/128/1610

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L’ARRIVO di Rose Borchovski

Un’altra splendida installazione tra le sim del LEA dedicate all’arte digitale in Second Life!
Avete già conosciuto Rose Borchovski sulle pagine di questo blog, ma quest’ultima sua opera è uno straordinario ritorno dell’artista che, in un quarto di sim, riesce a raccontare una situazione con varie possibilità di lettura delle scene che si susseguono sulla pinna dorsale di un grande pesce. La stessa Rose ce le fornisce in una notecard che abbiamo cercato di riassumere in italiano:
1) Le bolle di Susa, personaggio ricorrente nelle opere di Rose, hanno preso un pesce e mentre ne contemplano la grandezza il pesce muore. Si chiedono se meritano d’essere biasimate.
2) Un ricordo d’infanzia. Un racconto di quando una piccola balena si spiaggiò nel villaggio in riva al mare. Un grandissimo evento che vedeva l’agonia del mammifero mentre i bambini vi si arrampicavano ovunque, colpendola con dei bastoni e saltando su e giù dalla sua pancia. La spiaggia si sarebbe trasformata in una fantastica fiera, un buon affare per i venditori di cioccolato caldo e di pesce fritto. Dopo la morte del pesce, uomini con grandi stivali lucidi, impermeabili gialli e coltelli affilati avrebbero tagliato a pezzi il pesce ormai puzzolente per ribollirlo. Tutta la scena avrebbe lasciato un segno nell’animo del bambino che continua a chiedersi perchè non si fu in grado di riportare il pesce in mare e di chi fosse la colpa.
3) Una domanda cristiana: abbiamo bisogno del pesce per prendere in consegna i nostri peccati? Non prendiamo più ciò di cui abbiamo bisogno: siamo da biasimare?
4) L’ispirazione nasce da un dipinto di Pieter Brueghel: “Il pesce grande mangia il pesce piccolo” (Grandibus Exigui Sunt Pesci Piscibus Esca).
5) La storia possiamo raccontarla noi, divertendoci a scoprire il pesce.

In queste spiegazioni dell’artista viene ciclicamente esposto il senso di colpa, come se l’opera servisse ad esplorare quel “giudice interiore” che ci fa sentire sbagliati e liberandoci del quale è possibile intraprendere un percorso verso un nuovo modo di essere, libero e autentico, fatto dell’accettazione di noi stessi e degli altri, ma anche delle storie più o meno traumatiche che abbiamo vissuto.
Il talento di Rose Borchovski ci fa entrare dentro il suo animo, ce lo fa vivere e percorrere come se ne fossimo parte. Tutta l’installazione è anche un gioco onirico che si può vivere a tappe, come se il nostro sogno si potesse interrompere e poi riprendere, usufruendo del divertimento dei regalini che strada facendo Rose ci consegna, o dell’interazione che, grazie a degli script, ci permette di appartenere alla scena. I suoni e le voci ci addentrano nell’opera metafisica, ipnotizzandoci e cullandoci in un benessere psico-fisico che caratterizza l’immersività quando essa ci offre messaggi consapevoli e profondi.
Un’altra esperienza emozionale da non perdere dentro la nostra Second Life sempre più in fermento creativo, con raffinata evoluzione tecnologica.

SLurl: http://maps.secondlife.com/secondlife/LEA23/63/75/21


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DangerInEvolution

Parlano da sole le foto di vari autori dei mondi virtuali che in questi giorni stanno circolando nei blog e socialnetwork: le installazioni di Kicca Igaly e Nessuno Myoo al LEA sono spettacolari!
E’ un tema forte quello che i due artisti affrontano nella Sim 27 del LEA (Linden Endowment for the Arts), e cioè l’impotenza dell’umanità di fronte ai rischi che, sotto numerosi aspetti, la ricerca scientifica può implicare.
Kicca Igaly svolge la sua narrazione in un laboratorio di ricerca nucleare, all’esterno del quale minacciose scorie radioattive giacciono apparentemente innocue ma promettenti effetti devastanti sull’uomo. A simboleggiare questa devastazione due bambini che giocano accanto al deposito sono già privi di alcune parti del corpo. Ottimi i dettagli degli oggetti, in un lavoro tra i più vasti che l’artista abbia mai creato in Second Life.
Il dramma esplode letteralmente nella sezione di Nessuno Myoo: una meravigliosa giostra, costruita con maestria e una forte attitudine scenotecnica, è in realtà il fungo di un’esplosione atomica, attorno al quale ruotano gioiosi i personaggi ignari del male.
C’è una potenza straordinaria in quest’opera, tanto che appena vi si atterra col teleport si viene colti da un sussulto emozionale.
Possiamo dire che tramite questa installazione Kicca e Ness sono riusciti a portare il meglio dell’arte digitale made in Italy nel contesto internazionale della Linden Lab di San Francisco, rendendoci orgogliosi della nostra nazionalità con la loro bravura nel modellare i prim, senza utilizzare mesh o sculpt.
Un approfondimento delle tematiche è sul blog di Nessuno Myoo: http://toctoccenessuno.myblog.it/
SLurl: http://maps.secondlife.com/secondlife/LEA27/155/148/24




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